Affettività e sessualità in classe

Lo scorso anno scolastico

ci ha visti impegnati in molti progetti condotti in classe sul tema affettività e sessualità.
Questi percorsi sono pensati, programmati e condotti con l'obiettivo di approfondire e valorizzare la consapevolezza di sè, delle relazioni con gli altri, la conoscenza di aspetti fisici, emozionali ed affettivi.
La nostra proposta prevede due incontri preliminari di presentazione, uno con gli insegnati ed uno con i genitori, tre incontri con la classe e due incontri di restituzione (insegnanti e genitori).
Incontriamo sempre mamme e papà interessati e sensibili al tema, a volte dubbiosi o preoccupati, con tante domande che necessitano di risposte chiare.
"Ma non sono troppo piccoli?"
"Ma bisogna per forza parlare anche della sessualità?"
"Ma cosa dite loro?"
La nostra è un'équipe multidisciplinare composta da educatori e psicologi, aspetto che ci ha permesso di creare questi percorsi integrando aree diverse, dando vita ad un'esperienza che parte dal gioco per arrivare al confronto e alla riflessione.
Ai genitori spieghiamo che il nostro modo di entrare in classe è discreto ma incisivo, che affrontiamo temi delicati e domande a volte "scomode" con chiarezza, semplicità e naturalezza. Parlare di corporeità, percezioni, sensazioni, differenza di genere e comunicarne gli aspetti positivi è fondamentale per un approccio sereno e privo di preconcetti, di supposizioni o convinzioni errate.
La formazione continua e una modalità operativa collaudata ci permettono di comunicare liberamente e senza inutili tabù; non entriamo in classe con l'obiettivo di trasmettere delle nozioni ma di fare emergere le esperienze, i vissuti, le richieste e i dubbi dei bambini e dei ragazzi. Questo approccio, che li vede protagonisti e non spettatori, ci permette di ottenere un livello di attenzione davvero invidiabile.
Ogni anno ospitiamo all'interno delle nostre attività dei tirocinanti di psicologia o scienze dell'educazione, una risorsa davvero preziosa che ci offre un punto di osservazione sempre nuovo.
Qui sotto trovate l'esperienza di Roberta e Marta, future psicologhe, che ricordano questi momenti così:

Roberta

Roberta

“Il primo giorno di università mi sentivo un foglio bianco con qualche idea in testa ancora poco definita. Con gli anni su questo foglio ho iniziato a scrivere e cancellare fino a quando il testo ha iniziato a piacermi davvero e a rispecchiare me e le mie emozioni.
Ho capito che mi piaceva lavorare nell’ambito dello sviluppo e dell’educazione e quando sono entrata per la prima volta in una scuola per partecipare ad un percorso sull’affettività mi sono sentita come a casa, completamente a mio agio.
Durante il mio tirocinio post-lauream in psicologia ho messo finalmente "le mani in pasta" e da gennaio a giugno ho potuto osservare e sperimentarmi in moltissimi percorsi nelle scuole: affettività e sessualità, clima scolastico, progetti con adolescenti. Molte classi, molti ragazzi e un comune denominatore: il gioco. Il gioco come mezzo per parlare di tematiche complesse, per capire, grazie alle analogie, di che cosa si parla, per smorzare l’imbarazzo e lasciar posto alla conoscenza e all’entusiasmo.
Essere osservatori significa ricoprire un ruolo fondamentale che permette al conduttore di ampliare il proprio campo visivo e di riconsiderare alcune attività.“


Marta

Marta

“Mi chiamo Marta e durante il mio lungo e meraviglioso anno di tirocinio post-lauream di psicologia ho avuto l’opportunità di affiancare la psicologa durante i percorsi di affettività e sessualità a scuola.
Sono stata coinvolta negli incontri previsti per le classi 2° e 3° di due scuole secondarie di primo grado e per due classi 5° della scuola primaria.
Inutile sottolineare la differenza tra i due gradi di scuola: da una parte dei bambini un po’ impacciati che pian piano stanno crescendo e scoprendo il mondo, dall’altra ragazzi con ormoni in subbuglio che stanno entrando nel "tunnel" dell’adolescenza (chi più, chi meno).
L’esperienza è stata formativa, ricca di momenti divertenti, ma anche di piccole tensioni, di condivisione, di riflessioni profonde e inaspettate. Personalmente ho cercato di trarre il massimo da tutti i momenti che ho vissuto e ai prossimi tirocinanti consiglio di essere delle vere e proprie spugne: di avere con sé un quaderno, un’agenda, un pezzo di carta dove appuntare tutto.
Infine mi sento di avvertire chi verrà dopo di me di cercare di mantenere la cosiddetta “poker face” durante alcune attività, come ad esempio le Domande segrete...”