Se Cenerentola avesse avuto delle sorelle buone...

 

Quando nasce la gelosia.

Natale, tempo di doni.
Tempo di pranzi in famiglia, di cene tra amici.
Le fredde giornate scorrono tra visite di parenti, chiacchiere e grandi mangiate. Poi arriva il momento della sera, quando si accendono le luci dell’albero e l’atmosfera diventa magica.
I bimbi sono a casa da scuola, alle prese con i compiti per le vacanze, mentre alla tv danno una lunga serie di film e cartoni di Natale. È stato proprio in uno di questi momenti che ho notato una cosa: i grandi classici dei cartoni animati, quelli che caratterizzano ed hanno caratterizzato l’infanzia di molti bambini, hanno come protagonisti dei figli unici. Per quanto ci si sforzi, è difficile trovare delle storie in cui si parli del rapporto tra fratello o sorella, dove la tematica sia al centro della trama o, per lo meno, dove questa relazione non sia caratterizzato da scontri e gelosie.
Se di sorelle si parla, subito viene alla mente Cenerentola, dove la gelosia delle sorellastre, Anastasia e Genoveffa, non ha bisogno di spiegazioni. Poi La Sirenetta, cartone anche questo molto famoso per le vicende che vedono protagonista proprio lei, Ariel, la più piccola delle sette figlie del re Tritone. I rapporti tra queste non trova molto spazio all’interno della narrazione, ma si può intuire come la più piccola delle sette sorelle occupasse una posizione particolare all’interno della famiglia e di come questo si potesse manifestare in gelosie, litigi e rivalità. Poi i “grandi classici” portano con sé una grande carrellata di figli unici, tra cui Biancaneve, Aurora, Raperonzolo, Aladin, Simba… Si deve arrivare al 2013, con Elsa ed Anna di Frozen, per assistere ad una storia in cui il rapporto tra sorelle assume connotazioni positive, addirittura decisive per le sorti della protagonista.

Fratelli e sorelle sono spesso marginali in questi racconti, ma lo stesso non si può affatto dire per la vita reale.
Qui il legame fraterno costituisce la prima palestra sociale, nella quale sperimentare la possibilità dell’appartenenza, della protezione e della rassicurazione. È un legame che viene donato, non scelto, dove i figli si appoggiano, si isolano, si accusano reciprocamente, imparando l’uno dall’altro. Questo è ancor più vero quando la differenza d’età non è molta, facilitando la creazione di un legame intenso, fatto di lealtà e cooperazione.
Ma accanto alla collaborazione spesso si trova la gelosia.
Questa molto spesso viene vista come qualcosa di negativo, che mina il rapporto tra fratelli, quando, al contrario, può diventare fonte di cambiamento e risorsa, se però se ne cercano le origini, se ne racconta la storia, facendo emergere l’intenso rapporto emotivo che nasconde.

Facciamo però un passo indietro, e proviamo a domandarci: “Quando nasce la gelosia? E da dove?”.
Se qualcuno di voi ha assistito alla nascita di un fratellino o di una sorellina, si ricorderà che lui o lei era già presente nei discorsi di mamma e papà ancora quando era in grembo, anzi, quando ancora era solo un pensiero, un’idea. Ecco che in quel momento inizia una corsa contro il tempo per difendere il proprio territorio, il proprio ruolo di figlio maggiore, per delineare i confini della posizione che fino a quel momento si è occupato.
Poi arriva il fratellino o la sorellina. Arriva piccolo piccolo, necessita di cure e attenzioni, di tempo e di affetto. Gli equilibri all’interno della famiglia cambiano, così come cambiano le necessità di ciascuno. Il primogenito è chiamato anche lui a cambiare, a capire che funzione andrà ora a ricoprire con l’arrivo di questo “più uno”, ed il genitore questo lo nota. Così inizia il tentativo di far credere che le cose siano cambiate, sì, ma non così tanto. Che il nuovo arrivato ha stravolto gli equilibri, ma che tutto sia come prima. Ed è in questo tentativo di appianare le differenze che si insinua la gelosia, perché “io sono io e lui non può essere/avere/fare ciò che sono/ho/faccio io”.

Guardandola da vicino la gelosia diventa quindi un tentativo di far emergere le differenze, di riportarle alla ribalta, quando c’è qualcuno che, invece, lavora per appianarle.

Lavorando con le famiglie, la gelosia è un tema che spesso incontro quando mi ritrovo a parlare con fratelli e sorelle. È una gelosia che ha radici vecchie, ma che spesso ribolle anche a distanza di anni. Ed è qui che, andando a ritroso nel tempo, cercandone le origini, elaborandola assieme ai rancori passati, mi accorgo sempre più che è possibile far emergere quella connessione intima tra due persone allo stesso molto simili, ma molto diverse. Quello che ne risulta è una nuova energia, fonte di nuova vitalità non solo per i fratelli e le sorelle, ma anche, e soprattutto, per tutta la famiglia.
Proviamo, ad esempio, ad immaginare come sarebbe stata diversa la storia di Cenerentola se, invece di due sorellastre antipatiche e gelose, non avesse avuto due sorelle protettive nei suoi confronti, gentili e attente, contro una matrigna severa ed ostile. In quel caso la storia si sarebbe ribaltata, perché, invece delle risorse individuali della cara Cenerentola, quelle che si sarebbero attivate sarebbero state le risorse della fratria, quelle che vengono definite le “radici orizzontali” (R. de Bernart) che contengono, uniscono e sostengono.

Nell’essere gelosi o nell’essere oggetto di gelosia difficile dire se ci siano vinti e vincitori. Piuttosto, diamo uno sguardo indietro, per cercare di capire chi o che cosa possa alimentare questo sentimento, così che non arrivi a bloccare le risorse di chi ne è vittima o portavoce.


Dott.ssa Martina Sivieri

- R. de Bernart, “Le risorse della gelosia: appartenenza e separazione nel sottosistema fratelli.”, da Atti del V incontro degli operatori dei servizi pubblici sull’applicazione delle tecniche relazionali, Firenze 1991.
- R. de Bernart, M. Ferrara, S. Pecchioli, “L’importanza di essere fratelli”, Terapia Familiare nr. 38.
- M. Bowen, “Dalla famiglia all’individuo. La differenziazione del sé nel sistema familiare”, Astrolabio, Roma 1979.
- E. Scabini, “L’organizzazione familiare tra crisi e sviluppo”, Franco Angeli Editore, Milano 1987.
- E. Scabini, V. Cigoli, “Il familiare: legami, simboli e transizioni”, Raffaello Cortina Editore, 2000.

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