Oh mamma, che paura!!

 

Una volta erano i lupi.
Di questi tutti avevano paura. Paura che attaccassero, dei loro denti affilati, dello sguardo feroce, degli artigli.
Per secoli sono stati il terrore di molti contadini o di chiunque andasse per boschi o foreste: un incontro con animali del genere non poteva che portar guai, impaurire ed intimorire.
Anche Cappuccetto Rosso ci ha insegnato ad averne timore, raccontandoci di un animale che arriva a mangiare lei e la sua povera nonna le quali, se non fosse stato per quell’astuto di un cacciatore, sarebbero rimaste ben più a lungo dentro quella grossa pancia.

Parlare di un lupo è come parlare della paura stessa, tanto è radicato nel nostro immaginario e nella nostra cultura: difficilmente ci verrà da dire “tenero come un lupo”, mentre sarà più facile sentire un “feroce come un lupo”.
Questo perché la paura fa parte della nostra quotidianità, ponendoci davanti a limiti e facendoci escogitare strategie per superarli.
Immaginiamo, per esempio, di essere un semplice contadino del 1300, indaffarato giorno e notte nei campi, impegnato a coltivarli, irrigarli, ad averne cura, assieme a tutto il bestiame da sfamare ed accudire. Un lupo o, ancora peggio, un branco di lupi, sarebbe la nostra peggior paura: basta una qualche disattenzione e tutto il lavoro e le fatiche di un’intera stagione risulterebbero vane.
Ma noi, da bravi contadini, siamo previdenti: costruiamo trappole, mettiamo il bestiame al sicuro, adottiamo tutte le precauzioni necessarie e così via, mossi dalla paura di quei lupi.
Perchè, in fin dei conti, la paura serve proprio a questo: a proteggerci dal pericolo, a prevenirlo, a sopravvivere, mettendo in campo ogni nostra risorsa.

Ma cosa succede quando la paura è troppa? Quando impedisce di agire serenamente, quando blocca?
Mi tornano in mente le parole del film “L’attimo fuggente”: “La paura è come una coperta troppo corta: comunque la giri, la tiri, ti lascia sempre qualche parte scoperta.”. Come a dire che davanti alla paura spesso si finisce con il sentirsi vulnerabili, nonostante si cerchi di non darci peso o di non darlo a vedere. Ma se quella paura esiste un motivo c’è; se mi blocca a tal punto anche qui una ragione c’è.
Proviamo, per esempio, a pensare a quanti bambini hanno paura del buio.
Sono molti, anzi, moltissimi.
Da adulti possiamo dire che la para del buio non ha senso, che è solo questione di luce accesa o luce spenta, ma ad un bambino una risposta così non può di certo bastare! Lui il buio lo vede, ne sente il peso davanti agli occhi. Se ne sta nella stanza con le palpebre sbarrate e le orecchie tese, pronto a percepire qualsiasi rumore attorno. Resta lì, immobile, non ci pensa nemmeno a fare un passo senza qualcuno al suo fianco, così chiede aiuto, gridando “Mamma!!” o “Papà!!”.
Per quel bambino la paura del buio è qualcosa di fin troppo reale per poter essere ignorata.
E la stessa cosa vale per qualsiasi altra paura: se la possiamo raccontare, descrivere, immaginare, o semplicemente pensare, allora quella paura esiste! E prima farò pace con il fatto che quella cosa, persona, situazione, mi mette paura, prima potrò superarla (se questa è l’intenzione).
Ignorarla porterebbe a farle acquisire ancora più importanza (evito qualcosa di significativo, non qualcosa di poco conto), così come minimizzarla. Non esistono paure giuste o sbagliate, sensate o insensate: tutte le paure ci dicono qualcosa di noi, del nostro presente, passato o futuro, ci mettono in allerta, ci rendono più timorosi e scrupolosi.

La paura va accettata così, per quello che è: un tentativo, talvolta funzionale, talvolta meno, di far fronte ad una situazione per noi difficile, mettendo in campo tutte le risorse di cui disponiamo in quel momento. Nessuna paura è infondata o di poco valore, anzi: ogni paura ha un suo perché, una sua funzione. Capirli può essere la chiave per superarla e poco importa se sono un contadino del 1300, un bambino con la paura del buio, o un adulto con la paura di volare.

Dott.ssa Martina Sivieri

Bibliografia
L. Bilien, S. Despenoit, “Io sono un lupo, un uccello, una stella marina… 7 storie per diventare ogni giorno un po’ più forte, paziente, libero, coraggioso…”, red!, Milano 2019.
C. Frugoni, “Uomini e animali nel Medioevo. Storie fantastiche e feroci”, il Mulino, Bologna 2018.
G. Nardone “Paura, Panico, Fobie. La terapia in tempi brevi”, Ponte alle Grazie, Milano 1993.

 

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