La Psicobricka del venerdì

 

Come alcuni di voi sapranno (e se non lo sapete andate a dare un occhio qui), da qualche tempo in LaLudo c’è un nuovo spazio: uno sportello d’ascolto dedicato a adulti e ragazzi per accogliere problematiche, fornire supporto, dare aiuto a genitori e figli in difficoltà. C’è chi si potrebbe domandare perché un servizio così in LaLudo, un posto dedicato al divertimento, allo svago, nel quale pure lo studio diventa meno pesante (o quasi). La risposta è semplice: in un luogo in cui si incontrano persone è importante parlare con le persone, dar loro lo spazio per aprirsi, confrontarsi, esporre timori, disagi, paure e perplessità.

C’è però una domanda che da un po’ di tempo mi risuona nella mente: chi ha bisogno dello psicologo? Premesso che non esiste il manuale del perfetto paziente o la lista delle dieci cose da avere per presentarsi da uno psicologo, è una domanda scomoda con la quale cominciare, ma, forse, la più indicata.

Quante volte sentiamo dire o ci ritroviamo a pensare “Niente psicologo, voglio farcela da solo!” o “A cosa servono gli psicologi se posso parlarne con la mia amica?” o ancora “Troppo costoso andare da uno psicologo, questo problema me lo risolvo da me…”. Forse la nostra cultura guarda con ancora un po’ di diffidenza allo psicologo, vedendo talvolta in questo l’indicatore di un disagio di cui vergognarsi. Tuttavia, quando si parla in senso generico di salute, questa comprende anche il benessere psicologico. Andando scomodare i pezzi grossi, troviamo l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) che ne parla come quello stato nel quale l'individuo è in grado di sfruttare le sue capacità cognitive o emozionali per rispondere alle esigenze quotidiane della vita di ogni giorno, stabilire relazioni soddisfacenti e mature con gli altri, adattandosi costruttivamente alle condizioni esterne e ai conflitti interni. Il benessere psicologico è quindi qualcosa che ci tocca in prima persona, che ci coinvolge quotidianamente, che fa parte di noi. Tuttavia passa spesso inosservato. Negli ultimi anni si è assistito sempre più ad un crescente interesse per la cura personale con politiche create ad hoc, piani pluriennali di percorsi benessere, accompagnati da un fiorire di pagine social su questo, sulla cura di sé, sul tempo da dedicare a se stessi. Come se il benessere si traducesse sempre in azioni. Eppure è difficile sentir parlare di benessere psicologico.

Perché quindi qualcosa di così importante e fondamentale viene spesso trascurato? Perché il benessere psicologico è come la sete. Quando ciascuno di noi ha sete la prima cosa che fa, d’istinto, è cercare dell’acqua, qualcosa che plachi il proprio bisogno. La sete viene data per scontata, perché scontata è l’idea che in breve, brevissimo tempo, troveremo qualcosa per placarla. E se invece l’acqua dovesse mancare? Se non ci fosse nulla da bere? La bocca si farebbe secca, si inizierebbe a deglutire, ed improvvisamente la sete diventerebbe il nostro unico pensiero. Così è il benessere psicologico: scontato, tenuto a bada di volta in volta da rimedi “fai-da-te” che, per quanto efficaci, rischiano di rivelarsi non sufficienti. Solo a questo punto diventa importante. Ed ecco il perché di questa rubrica, Psicobricka: evitare di restare senz’acqua.

Parlare di benessere psicologico è come porre le basi: piccoli mattoncini (in inglese mattoncino si dice brick) sui quali far crescere la consapevolezza di ciò che contribuisce al proprio benessere e a quello degli altri, o dei campanelli d’allarme che possono indicare diverse forme di disagio. No, l’intento non è quello di creare il piccolo Bignami della psicologia formato LaLudo, ma stimolare la curiosità di ciascuno, condividere storie ed esperienze, scoprire la psicologia della quotidianità, per far sì che se ne parli non in modo giudicante o stigmatizzante, ma vero.

Dott.ssa Martina Sivieri

 

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