Azzurra dagli occhi azzurri

 

Nell’articolo di questo mese voglio raccontarvi la storia di Azzurra.
Azzurra dagli occhi azzurri è una bambina di 7 anni, che l’anno scorso ha iniziato la Scuola Elementare. Era tutta l’estate che immaginava quel primo giorno di scuola, in mezzo ai nuovi compagni di classe, con la sua cartella nuova, i colori in ordine nell’astuccio, i quaderni delle principesse scelti con cura.
Azzurra sentiva che stava diventando grande.
Le ore a scuola trascorrevano veloci. Amava le lezioni di italiano, durante le quali la maestra faceva scrivere tante lettere nel quaderno, che Azzurra riportava con attenzione a matita. Non vedeva l’ora di poter disegnare e colorare, magari cantando le canzoni che assieme ai compagni aveva imparato nell’ora di musica. Dicembre e le vacanze di Natale erano trascorsi tra regali, panettoni e gite in montagna; aveva anche imparato a sciare quell’inverno! La mamma ed il papà erano davvero orgogliosi di lei, brava a scuola, eccellente negli sport, a suo agio anche tra gli adulti. Aveva legato anche con un’amichetta in quei mesi, ma Azzurra spesso preferiva trascorrere del tempo da sola, o con mamma e papà, piuttosto che con i coetanei.

Carnevale era ormai alle porte. Il vestito da principessa era pronto nell’armadio da giorni: la nonna lo aveva confezionato con amore per la sua nipotina. Quella mattina Azzurra avrebbe dovuto portare il travestimento a scuola ed indossarlo assieme ai compagni di classe per festeggiare assieme a loro. Ma ogni piano era saltato: al risveglio la bambina aveva cominciato a lamentarsi dei forti crampi che le stringevano la pancia, tanto da non riuscire a reggersi sulle sue gambine sottili e slanciate. Piangeva e si stringeva alla mamma. Questa, preoccupata, aveva aiutato Azzurra a rimettersi a letto, dicendole che quel giorno non sarebbe andata a scuola e che anche lei sarebbe rimasta a casa da lavoro per trascorrere del tempo con lei.

Ciò che la mamma in quel momento non poteva immaginare era che quello non sarebbe stato un episodio isolato: da quel giorno Azzurra ogni mattina si svegliava, si vestiva, metteva sulle spalle la pesante cartella ed una volta in macchina, o davanti al cancello della scuola, iniziava a lamentare un forte mal di pancia, nausea, talvolta mal di testa e crampi, con la voce rotta dal pianto e le lacrime che le rigavano le guance. Mamma e papà non sapevano più che fare, le avevano tentate tutte. L’unica cosa che sembrava rendere più tranquilla Azzurra era la presenza della mamma durante le ore di scuola. Questa, infatti, libera professionista, con l’aiuto dei colleghi di lavoro, aveva trovato il modo di recarsi in ufficio solo nel pomeriggio, per dedicare più tempo alla piccola. Andavano assieme a scuola, mano nella mano, Azzurra entrava in classe, la mamma la salutava e con voce rassicurante le diceva che sarebbe rimasta lì nell’atrio.
Le cose proseguirono in questo modo per circa un paio di mesi. Poi i genitori della bambina decisero di chiedere aiuto ad uno psicologo.
Quel momento non segnò la fine delle problematiche di Azzurra, ma determinò l’inizio della soluzione.

Non starò qua a narrarvi i passaggi della terapia con la famiglia di Azzurra dagli occhi Azzurri, perché ogni percorso terapeutico è a sé stante, raccontato e messo in scena da attori diversi, con alle spalle storie diverse, ma quello che può accomunare questa storia a tante altre non è il perché tutto ciò avvenga, ma il come.
Sarò più chiara…

Se avessimo chiesto alla piccola Azzurra che cosa la spaventasse tanto, lei ci avrebbe risposto “Tutto”, perché far luce nell’intrico delle emozioni che si muovono dentro di noi spesso è difficile. Ciò che però sfuggiva alla piccola ed ai suoi genitori è che la paura ha in sé un potere enorme: ci permette di tenerci distanti da quegli elementi che riteniamo pericolosi, evitandoli. La paura genera ansia, l’ansia l’evitamento. La paura di andare a scuola di Azzurra era solo la forma assunta dalla sua ansia, che poi diveniva soluzione per evitare quel contesto.
Torniamo però al come: la bambina tornava ad essere tranquilla quando non era costretta ad abbandonare la madre. Questo ci dice un’altra cosa importante, ovvero che era il distacco ad impaurire maggiormente Azzurra, distacco che, ad uno sguardo più approfondito, si sarebbe rivelato accompagnato da paure eccessive, catastrofiche ed irrazionali legate alla perdita dei genitori, al timore che potesse accadere loro qualcosa.

Una volta individuato il come è importante allora far luce anche sull’“assieme a chi?”. Ebbene si, perché ogni bambino è inserito fin dalla nascita in contesti sociali, dei quali la famiglia è il primo e più importante. In che modo il rapporto tra Azzurra e la mamma può aver facilitato lo sviluppo di questa paura/fobia per la scuola? E come il papà può aver facilitato, assecondato o ostacolato tutto ciò?
La letteratura ci dice che spesso dietro a situazioni come queste ci sono mamme ansiose ed iper-protettive, assieme a padri poco rassicuranti, ma sarebbe riduttivo pensare che questi due elementi possano spiegare dinamiche ben più profonde, con significati molto più intimi. Azzurra, infatti, con i suoi comportamenti e le sue paure, stava cercando di raccontare il suo malessere, perché qualcosa non stava andando nel verso giusto e questo poteva essere un modo per dirlo senza utilizzare le parole.

Al giorno d’oggi si ricorre a delle diagnosi con estrema facilità, cosa alla quale preferisco non ricorrere nella narrazione della storia di Azzurra, perché vorrebbe dire incasellare e ridurre la sua esperienza ad una definizione. Quello che, al contrario, mi preme sottolineare, è il significato che questa esperienza porta con sé: parla di un disagio che nasce da dentro e che trova nel non andare a scuola un valido modo per esprimersi, inserendosi in un momento di passaggio fondamentale nella vita della bambina e dei suoi genitori. Il lavoro terapeutico servirà, dunque, a dare nuovi significati a questo malessere, cercherà nuove narrazioni, in un lavoro di collaborazione tra terapeuta e genitori, per permettere a grandi e piccoli di raggiungere un poco per volta nuovi obiettivi e di abbandonare vecchi comportamenti poco funzionali, per altri più “salutari”.

Azzurra dagli occhi azzurri è ormai cresciuta. Il ricordo di quelle angoscianti mattine fuori dal cancello di scuola è lontano. La sua è una storia che può essere avvicinata a tante altre storie che si incontrano nella quotidianità, tra i banchi di scuola e nei racconti delle mamme. Talvolta chiedere aiuto è difficile, altre impossibile, altre ancora è la via per iniziare a vedere la fine di qualcosa diventato ormai pesante, di un vivere affannato, a singhiozzi.

Dott.ssa Martina Sivieri

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